L'email di conferma registrazione potrebbe arrivare nella posta indesiderata o nella cartella spam.

Registrati
Accedi

Catechesi che passione!

Lo scorso 14 novembre, a Chiuduno, in occasione del ritrovo dei catechisti della diocesi di Bergamo, così si rivolgeva il vescovo ai presenti: «Sapete cosa ricordo di quanto mi ha insegnato il mio catechista?». L’uditorio trepidava nell’attesa della risposta, aspettandosi qualcosa di “folgorante”, come è nello stile del nostro vescovo. Il quale, da parte sua, non si è smentito, rispondendo dopo qualche istante: «Niente!». E subito ha soggiunto che ricordava benissimo, invece, la passione del suo catechista, l’entusiasmo che egli mostrava nel comunicare in modo vivo la fede cristiana. Credo che per molti queste parole del vescovo siano state come una ventata di aria fresca nel bel mezzo di una giornata torrida! Da esse prendo spunto per esprimere alcune mie personali considerazioni sulla catechesi e sull’essere catechista.

 

Catechesi significa, innanzitutto, crescere insieme nella fede. Questa definizione è solo in apparenza scontata. La prassi tradizionale della catechesi ci ha forse abituati a una visione scolastica di questa attività, in cui il catechista è visto come una sorta di insegnante che impartisce nozioni religiose ai ragazzi. Questo, a mio giudizio, è vero solo in parte. Certamente il catechista ha il dovere di prepararsi e di trasmettere ai più giovani dei contenuti, ma credo che non sia questo il punto qualificante della sua missione. Più essenziale, invece, mi sembra il fatto che ragazzi e catechisti condividano insieme la stessa fede e insieme cerchino di crescere in essa. Nelle aule del nostro oratorio non ci sono cattedre, ma ragazzi e catechisti che si siedono intorno allo stesso tavolo per discutere e confrontarsi sulla loro esperienza di fede.

Si tratta di una sfida impegnativa, talvolta faticosa; questo consente di mettere a fuoco un altro aspetto della catechesi: l’impegno. Impegno da parte del catechista, che deve prepararsi, escogitare strumenti e strategie per rendere credibile la fede e farne percepire la bellezza; impegno da parte dei ragazzi, a cui è richiesta la fedeltà della partecipazione e la fatica di “disconnettersi”, almeno per un po’, dai canali a loro più consueti (televisione, musica, Internet, ecc.) per sintonizzarsi su una frequenza diversa, quella della bella notizia del Vangelo.

Alla radice di tutto questo non può che esservi una grande passione. Il catechista è – o dovrebbe essere – mosso dalla passione, che in fondo è un altro modo per dire “fede”. Questa passione è l’ardore che spinge chi ha scoperto qualcosa di grandioso a renderlo noto a tutti; è quello stesso fuoco interiore che induce chi ha scovato un tesoro nascosto in un campo a vendere tutto per acquistare quel campo (vedi Mt 13, 44-46). Tale passione è dono di Dio, e cresce se trasmessa e condivisa.

È facile, per un catechista, lasciarsi prendere dalla sfiducia quando la passione e l’impegno profusi non sembrano trovare corrispondenza nei ragazzi, vuoi perché paiono un po’ vivaci e turbolenti, vuoi perché sono attratti da altro e la scintilla del Vangelo non sembra attecchire in loro. Lo sconforto, legittimo, che può cogliere chi si trova a seminare su terreni “duri” non dovrebbe però fargli dimenticare che è Dio che fa nascere la fede, operando segretamente nel cuore dell’uomo, come un lievito misterioso che impercettibilmente fa lievitare la pasta. S. Paolo ha al riguardo alcune parole illuminanti, che suonano al contempo come un monito e un conforto: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere» (1Cor 3, 6-7). 

 

Davide

© 2016 Oratorio di Ardesio. Made with ♥ By Gabriele Fornoni

Questo sito utilizza cookie di profilazione di terze parti. Se continui la navigazione consideriamo che accetti il loro uso.